Pensieri da trader: il trading non è per tutti

Scritto il alle 11:06 da Ascanio L. Strinati

.      by Filippo Cossetti     .

Numeri, statistiche, risultati e soprattutto esperienza realmente vissuta confermano questo vecchio adagio: l trading non è per tutti.

Non parlo di “qualità nascoste” o di “essere portati” per lo studio dei mercati finanziari. Non siamo a scuola. O per dirla meglio, lo studio teorico è una parte importante ma, a differenza di quello che succede scuola, non è l’aspetto fondamentale. Quindi, il trading è pratica. Si, il trading è pratica ma non basta: conosco centinaia di trader che fanno ore ed ore di “pratica”… ma questo non è garanzia di risultato.

E allora?

Come per un buon cocktail, la ricetta migliore consiste nell’individuare il giusto mix di abilità. Tutti noi, infatti, siamo potenzialmente dei bravi trader pochi, però, riescono effettivamente a far diventare il trading un’attività che genera delle entrate costanti con le quali mantenere se stessi e la propria famiglia

Quindi, cosa fa la differenza?

A mio avviso queste che seguono sono gli aspetti principali cui fare riferimento:

– conoscere i “fondamentali” (teoria dei mercati, strumenti, strategie più diffuse)

– fare pratica (sia in “demo” che in “reale”);

– individuare ed implementare una propria strategia imparando dagli errori fatti

Come dosare il tutto? Con quali percentuali?

– 20% Teoria

– 20% Pratica

– 60% Gestione delle criticità

La vera differenza, o meglio, l’ingrediente più importante del nostro “cocktail” è rappresentato dalla capacità di essere autocritici in modo costruttivo. Un vecchio adagio cita “errare è umano perseverare è diabolico”: vale anche nel trading…

I “loss” ci possono essere… anzi, ci devono essere (alla larga da chi – trader o professionista di altri settori – vi dice che non sbaglia mai).

E’ come reagiamo a questi eventi negativi che determina la nostra identità di tradervincente.

Il loss è un dato oggettivo (quantificabile in termini economici). La nostra “reazione” al loss è invece un dato soggettivo, un’interpretazione della realtà.

 

Ecco alcuni esempi e le conseguenze che determinano:

– LOSS: “…non sono capace, non fa per me, basta”  -> (perdita di autostima e abbandono)

– LOSS: “…la prossima volta andrà meglio  ->  (approccio da “giocatore” e probabile azzeramento del conto trading)

– LOSS: “…ci può stare, come posso correggere la mia strategia la prossima volta?” -> (approccio costruttivo e, alla lunga, vincente)

 

Come vedete, nel trading come nella vita, c’è una selezione naturale ed i selezionatori siamo noi stessi!

Eh si, il trading non è per tutti…

Alla prossima

Filippo

 

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1 commento Commenta
st.ros
Scritto il 10 marzo 2016 at 13:02

Giustissimo guardare i fondamentali e mantenere un orizzonte di medio e lungo periodo; il trading come pratica individuale dovrebbe proprio essere abbandonato da tutti coloro che non sono intermediari. Da diffondere tra chi fa trading:

http://tradingonline-un-problema-morale.blogspot.it/

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